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Cybersecurity: “In Italia piattaforme colabrodo”

Le considerazioni sulla Cybersecurity.

 

A fronte dell’attacco informatico subito nei mesi scorsi alla Farnesina, Il Vicepresidente di Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), Giuseppe Esposito, afferma come Società di appalti Russi, Americani e Cinesi nascondono le grandi qualità del know-how delle nostre Aziende Italiane per la cybersecurity.

 

L'attacco hacker alla Farnesina, sarebbe iniziato nella primavera 2014 e scoperto nel Luglio dello stesso anno. L'attacco è stato rivelato il 10 febbraio scorso da un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian che afferma che il Ministero degli Esteri sarebbe stato spiato a partire dal 2014, quando a capo c’era Federica Mogherini, per 16 mesi, avendo poi il suo proseguo anche durante il passaggio di consegne a Paolo Gentiloni, oggi Premier.

 

Come si legge dall’articolo pubblicato da Cor.Com, Il Vicepresidente dichiara: “Sulla Cybersecurity in molte parti le nostre piattaforme sono un colabrodo. Oggi, ad esempio, con troppa facilità vengono affidati appalti a società Russe, Americane e Cinesi senza prendere in considerazione che in Italia esistono ottime aziende che posseggono il know-how necessario per risolvere le falle dei sistemi informatici del Paese. Serve un registro unico delle imprese di sicurezza per tutta la pubblica amministrazione, ma nemmeno questo basterà”. Esposito sottolinea quindi che il  problema nasce dalla mancanza di opportune decisioni politiche e gestionali del Paese.

 

L’Articolo pubblicato da Cor.Com conclude riportando le seguenti parole del Vicepresidente sulla cybersecurity: "La sicurezza del Paese deve essere garantita anche proteggendo il benessere economico e industriale e quindi assicurando protezione alle tante aziende italiane che operano sul web e che sono costantemente in pericolo nella segretezza dei propri dati e delle innovazioni che producono. Per questo motivo e per salvaguardare la stessa sicurezza dello Stato, si dovrà assistere e incentivare anche le piccole e medie imprese nella protezione delle informazioni e delle comunicazioni messe in rete. E' la sfida del secolo e noi, purtroppo, siamo ancora abbastanza in ritardo su questo fronte”.